Gestione APS
IVA e Terzo Settore: quando un'APS applica l'IVA e quali sono le esenzioni
Intro: non tutte le APS pagano IVA (e non dovrebbero)
Un'APS che organizza un festival culturale, uno workshop di formazione, un laboratorio per la comunità: non deve applicare IVA su questi ricavi. Punto.
Ma un'APS che vende gadget, affitta spazi a terzi, offre servizi di consulenza commerciale: deve applicare IVA su questi ricavi.
La confusione nasce da qui: molte APS (e molti commercialisti!) non sanno distinguere tra attività istituzionali esentasse e attività commerciali IVA-abili.
Il risultato? APS che perdono migliaia di euro in IVA non dovuta, oppure APS che non fatturano IVA quando dovrebbero (e poi vengono retassate).
Inoltre, dal 2026 il regime è cambiato di nuovo. L'Art. 86 del CTS offre un regime forfettario al 3% per APS con ricavi < 85.000 euro: una semplificazione che molti non stanno sfruttando.
Questo articolo spiega con chiarezza: quando l'IVA si applica, quando no, come calcolarla, e come usare il regime forfettario per stare in tranquillità.
Principio base: l'esenzione IVA per le associazioni (fino al 2036)
Prima di entrare nei dettagli, il quadro generale:
Fino al 31 dicembre 2035, le associazioni non commerciali (APS, ODV, associazioni ricreative, sportive) sono esentasse da IVA sulle attività di interesse generale (quelle nel vostro statuto).
Questa esenzione è stata prorogata (originariamente doveva terminare nel 2024, ma è stata estesa fino al 2036).
Cosa significa in pratica? Se la vostra APS organizza un concerto, e ricevete 1.000 euro di biglietti + 500 euro di sponsorizzazione per l'evento, non dovete calcolare né fatturare IVA su questi 1.500 euro.
Allo stesso tempo, non potete recuperare l'IVA che pagate sui vostri costi (spese di artisti, spazi, materiali). È un tradeoff: niente IVA in uscita, niente IVA in entrata.
Quando l'IVA NON si applica (attività istituzionali esentasse)
L'IVA non è dovuta quando svolgete attività che rientrano nel vostro scopo statutario e che sono di interesse generale.
Ecco gli esempi classici per un'APS culturale:
1. Organizzazione di eventi culturali
- Festival, concerti, mostre, spettacoli
- Workshop, seminari, conferenze educative
- Proiezioni cinematografiche, teatro, danza
- Laboratori creativi (arte, musica, teatro)
Se ricevete pagamenti per accesso/partecipazione a questi eventi, niente IVA.
Documentazione: fattura o ricevuta senza IVA, causale "Accesso evento culturale" o simile.
2. Corsi di formazione e didattica
- Lezioni di arte, musica, danza
- Workshop di mestiere (street art, scrittura creativa)
- Corsi di alfabetizzazione, lingue
- Programmi educativi per bambini/giovani
Se i partecipanti pagano una tassa o contributo per parteciparvi, niente IVA (se è una vostra attività statutaria).
Esempio: OnStage APS organizza "Workshop Freestyle 101" e chiede 50 euro ai partecipanti. I 50 euro sono esenti IVA se il workshop è attività istituzionale (cioè, è nel vostro statuto e serve il vostro scopo di promozione culturale).
3. Attività di ricerca scientifica
Se conducete ricerca in ambito culturale, artistico, sociale, i ricavi da:
- Ricerca diretta commissionata
- Studi, relazioni, articoli
- Collaborazioni universitarie
Sono esenti IVA (se la ricerca è attività istituzionale).
4. Servizi ai membri/associati
- Accesso a biblioteca, archivi, risorse
- Bollettini informativi, riviste associate
- Accesso a eventi riservati ai soci
- Forum, comunità, gruppi di discussione
Sono esenti IVA (finché ristretti agli associati e non sono "servizi commerciali" veri).
5. Attività ricreative e di socializzazione
- Cene sociali, pic-nic
- Gite, escursioni
- Incontri informali
- Spazi di coworking per soci
Sono esenti IVA se gestite al costo (senza profitto) e rivolti ai soci o alla comunità.
Quando l'IVA SÌ si applica (attività commerciali)
L'IVA è dovuta quando svolgete attività che non sono nel vostro statuto o che sono attività commerciali vere e proprie, indipendentemente dallo scopo.
Ecco i casi dove dovete fatturare IVA al 22% (o al'aliquota ridotta che vi compete):
1. Vendita di merci/prodotti
- Gadget: magliette, cappellini, zaini, poster
- Libri e pubblicazioni non autoprodotti (se venite editore di un'opera altrui)
- Cibo e bevande vendute al pubblico (catering, bar, caffetteria)
- Attrezzature, strumenti, materiali
Se vendete magliette con il vostro logo, dovete fatturare IVA al 22%. Niente sconto perché è "associazione culturale".
Eccezione: se vendete vostre pubblicazioni (libri, riviste che voi stessi avete prodotto), potete usare l'aliquota ridotta al 4% (invece di 22%).
Documentazione: fattura con IVA, causale "Vendita merci" o "Catering", con IVA applicata e indicate separatamente.
2. Servizi di consulenza commerciale
Se offrite consulenza a terzi privati o aziende (non ai soci, non ai member), dovete fatturare IVA.
Esempio: OnStage APS vende "consulenza su organizzazione di festival" a un'agenzia di eventi privata. Questa consulenza non è attività istituzionale (non è nel vostro statuto come "consulenza commerciale"). Dovete fatturare IVA al 22%.
3. Affitto di spazi a terzi
Se la vostra APS ha una sede e affitta la sala per meeting privati, matrimoni, feste a estranei, dovete fatturare IVA al 22%.
Se affittate agli associati per riunioni associative, è esentasse.
Importante: la linea di confine è sottile. Se affittate la sala per una "cena associativa" (esente), ma poi viene usata per una cena privata di 3rd party, dovete fatturare IVA.
4. Biglietti o accesso a servizi commerciali
Se organizziamo una "cena di gala per fundraising" dove il biglietto costa 100 euro e include un pasto, dovete fatturare IVA sulla parte di servizio di ristorazione (es: 70 euro su 100).
La sfumatura: se è una cena "istituzionale" (scopo: raccogliere fondi per il festival), la linea di IVA è meno chiara (potrebbe essere esenta). Ma se è una cena "evento sociale lucroso" (scopo: fare profit), è soggetta a IVA.
Consultate un commercialista per casi limite.
Box: la partita IVA per un'APS
Molte APS si chiedono: devo richiedere una partita IVA?
Risposta: dipende.
Se la vostra APS fa SOLO attività istituzionali esentasse
Non avete bisogno di partita IVA. Quando emettete ricevute, scrivete semplicemente "Ricevuta per attività associativa esente IVA" senza numero partita IVA.
Esempio: OnStage APS emette ricevuta per biglietti al festival, causale "Accesso evento culturale esente IVA". Non serve partita IVA.
Se la vostra APS fa ANCHE attività commerciali
Dovete richiedere partita IVA.
Una volta ottenuta, dovete:
1. Separare i bilanci: attività istituzionali (esenti) da attività commerciali (IVA 22%)
2. Emettere fatture separate: una senza IVA (per attività istituzionali), una con IVA (per attività commerciali)
3. Tenere registri IVA: registro acquisti, registro vendite (come qualsiasi azienda)
4. Presentare dichiarazione IVA annuale: entro il 30 aprile (modello IVA)
5. Versare IVA dovuta: mensilmente (se superate €100.000 annui di fatturato commerciale) o trimestralmente
Il costo? Una partita IVA è gratuita da richiedere. Vi serve tempo amministrativo (un commercialista la richiede in pochi giorni). Costo commercialista: €200-500 per setup + gestione IVA annuale.
Consiglio pratico
Se la vostra APS ha meno di €10.000 di ricavi commerciali annui (es: vendita di 200 magliette = €2.000), potete evitare la partita IVA e dichiarare i ricavi commerciali come "altri ricavi" nel bilancio APS (pagando IRES sulla differenza).
Se superate i €10.000, aprite partita IVA: il vantaggio amministrativo supera il costo.
Regime forfettario Art. 86 CTS (il "cheat code" del 2026)
Dal 1° gennaio 2026, esiste un nuovo regime semplificato per APS e ODV con ricavi < €85.000: il regime forfettario dell'Art. 86 CTS.
Ecco come funziona:
Il principio
Invece di tenere un bilancio analitico complesso (attività istituzionali vs. commerciali, IVA, ecc.), applicate un coefficiente forfettario del 3% ai vostri ricavi totali.
Cioè: il vostro reddito imponibile = ricavi totali × 3%.
Esempio pratico
OnStage APS nel 2026 ha:
- Ricavi totali (biglietti, sponsor, quote, donazioni): €60.000
- Spese totali (artisti, spazi, materiali): €57.000
- Margine reale (60.000 - 57.000): €3.000
Con regime Art. 86:
- Reddito imponibile forfettario: €60.000 × 3% = €1.800
- IRES dovuta (12% su APS): €1.800 × 12% = €216
Con bilancio tradizionale:
- Reddito imponibile reale: €3.000
- IRES dovuta: €3.000 × 12% = €360
Risparmio: €360 - €216 = €144 di imposte dirette.
Se scalate a €100.000 di ricavi, il risparmio è €240+ all'anno. Non è ricchezza, ma è soldi che reinvestite nel progetto.
Come usare Art. 86
1. Verificate i requisiti:
- APS o ODV iscritta al RUNTS (o nel vecchio registro se non ancora RUNTS)
- Ricavi (non utile) < €85.000 nell'esercizio precedente
2. Nel bilancio 2026, dichiarate:
- "Utente del regime forfettario di cui Art. 86, D.Lgs. 117/2017"
- Ricavi totali: €60.000
- Coefficiente forfettario: 3%
- Reddito imponibile forfettario: €1.800
- IRES 12%: €216
3. Niente partita IVA necessaria (anche se fate attività miste): il forfettario "semplifica" tutto
4. Non versate IVA sui ricavi (rimanete esenti)
Quando NON potete usare Art. 86
- Ricavi > €85.000 nel 2025
- Non siete nel RUNTS/registri
- Fate attività commerciale vera e propria (non "secondaria")
Se superate €85.000, dovete tornare al bilancio analitico (attività istituzionali vs. commerciali) e gestire IVA come un'azienda vera.
Fatturazione: come farla senza sbagliare
Ricevuta per attività istituzionale (esente IVA)
```
RICEVUTA
Data: 1° aprile 2026
Ricevente: Marco Rossi
Importo: €50
Causale: Accesso Workshop Freestyle 101 — attività associativa esente IVA (Art. 79 CTS)
OnStage APS
Codice Fiscale: 99999999999
```
Niente numero partita IVA, niente IVA, niente iva 22%.
Fattura per attività commerciale (con IVA)
```
FATTURA N. 1
Data: 1° aprile 2026
Cliente: Agenzia Eventi SpA
Causale: Consulenza organizzazione festival
Prestazione: Consulenza (20 ore) — €2.000
IVA 22% — €440
TOTALE — €2.440
OnStage APS
Codice Fiscale: 99999999999
Partita IVA: 99999999999 (se l'avete)
```
Qui c'è IVA 22% separata e fattura "vera", come un'azienda.
Errori comuni
Errore 1: Mettere IVA su una ricevuta per evento (evento = esenzione), poi calcolate il 22%. Chi paga è confuso, Agenzia Entrate vi retassa.
Soluzione: niente IVA su eventi istituzionali.
Errore 2: Fatturare senza separare esente vs. IVA. Una fattura con "Evento + Consulenza" dove applicate il 22% a tutto è sbagliata: l'evento è esente, la consulenza è IVA.
Soluzione: fate due fatture separate, oppure una fattura con righe separate (riga 1: evento esente, riga 2: consulenza IVA 22%).
Errore 3: Non emettere ricevute. Se fate un evento e ricevete 1.000 euro di biglietti contanti, e non emettete ricevuta, il denaro è "nero" e Agenzia Entrate assume frode.
Soluzione: sempre ricevuta (anche semplice, scritta a mano) con data, importo, causale.
Caso studio: OnStage APS bilancio IVA 2026
Immaginiamo il bilancio di OnStage APS nel 2026:
Ricavi 2026
| Attività | Importo | IVA? |
|----------|---------|------|
| Biglietti Festival RestArt | €8.000 | No (esente istituzionale) |
| Quote associative | €2.000 | No (esente) |
| Sponsor | €3.000 | No (esente) |
| Vendita magliette (merchandising) | €1.500 | Sì, 22% = €330 |
| Consulenza a agenzia privata | €2.000 | Sì, 22% = €440 |
| Donazioni | €1.000 | No (non è ricavo) |
| TOTALE RICAVI | €17.500 | |
Fatturazione
Ricevute separate:
1. Ricevuta evento/quote/sponsor (€8.000 + 2.000 + 3.000 = €13.000): esente IVA
2. Fattura merci (€1.500 + IVA 22% = €1.830): con IVA, causale "Vendita merchandising"
3. Fattura consulenza (€2.000 + IVA 22% = €2.440): con IVA, causale "Consulenza servizi"
Calcolo IRES
- Ricavi esenti: €13.000 (zero tassa)
- Ricavi commerciali: €1.500 + €2.000 = €3.500
- IVA dovuta: €1.500 × 22% + €2.000 × 22% = €770
- Utile commerciale (ricavi - costi commerciali): €3.500 - €2.000 (costi) = €1.500
- IRES (12% su €1.500): €180
Totale imposte 2026: €770 (IVA) + €180 (IRES) = €950.
Se usano Art. 86 forfettario
- Ricavi totali: €17.500
- Forfettario 3%: €17.500 × 3% = €525
- IRES (12% su €525): €63
Risparmio vs. bilancio tradizionale: €950 - €63 = €887.
Per una APS piccola, è una differenza non banale.
Box: IVA intracomunitaria e affari internazionali
Se la vostra APS riceve pagamenti da enti esteri (europei o extra-europei), le regole IVA si complicano.
Esempio: una fondazione francese vi finanzia una ricerca. Dovete fatturare con reverse-charge IVA? O resta esente?
Risposta breve: se l'attività è istituzionale, rimane esente (anche se il pagamento viene dall'estero). Se è commerciale, le regole intracomunitarie si applicano.
Consiglio: se avete transazioni internazionali > €5.000, consultate un commercialista specializzato in IVA intracomunitaria. Non improvvisate.
CTA: Aggiornate il vostro modello di bilancio
Se la vostra APS ha iniziato nel 2024-2025 e ha bilancio "semplice" (un'unica riga di ricavi), è il momento di aggiornare la struttura per separare:
1. Attività istituzionali (esenti IVA)
2. Attività commerciali (con IVA 22%, se presenti)
Codice un commercialista a:
- [ ] Rivedere il bilancio 2025
- [ ] Proporre struttura IVA per 2026 (se necessaria)
- [ ] Consigliare se usare Art. 86 forfettario (se ricavi < €85.000)
- [ ] Preparare ricevute/fatture template per 2026
Se il commercialista non conosce bene Art. 86 CTS (il regime forfettario), è il momento di cercare uno specializzato in no-profit. Costa poco, ma vi farà risparmiare.
Disclaimer
Questo articolo è informativo e si basa su normativa IVA per terzo settore aggiornata a maggio 2026. Le regole IVA hanno infinite sfumature e eccezioni. Non è consulenza fiscale vera e propria.
Non è chiaro: se una ricevuta da evento "culturale" dove vendete anche cibo sia interamente esentasse o parzialmente IVA-bile (dipende da come la strutturate). Consultate un commercialista.
Se ricevete una nota di credito da Agenzia Entrate su IVA, rivolgetevi a uno studio specializzato in ricorsi tributari. Non cercate di farvi la colpa da soli.
Agenzia Entrate è tuttora in fase di chiarimento su come applicare IVA ai "servizi di utilità sociale". Letture diverse della norma sono plausibili. La certezza assoluta non esiste.
Fonti normative:
- D.Lgs. 117/2017, Art. 79-86 — Regime IVA ETS
- DPR 633/1972, Art. 4 — Esclusione IVA associazioni
- Agenzia Entrate — Regime fiscale ETS 2026
Approfondimenti consigliati:
- Cantiere Terzo Settore — Guida IVA terzo settore
- Fondazione Terzjus — Esclusione IVA 2026-2036
- Webinar Agenzia Entrate su Art. 86 CTS (cercate nel canale YouTube Agenzia Entrate)
Link interni della serie Fiscalità APS:
1. [5x1000 per APS: iscrizione elenco 2026](/blog/5x1000-aps-iscrizione-elenco-2026-procedura-agenzia-entrate)
2. [Erogazioni liberali APS: detrazione 19%](/blog/erogazioni-liberali-aps-detrazione-19-percento-deducibilita)
3. [Regime fiscale ETS: decommercializzazione](/blog/regime-fiscale-ets-decommercializzazione-art-79-cts-cosa-cambia)
4. [Modello EAS per APS: scadenze e sanzioni](/blog/modello-eas-aps-quando-presentarlo-cosa-rischi-non-fario)
5. IVA e Terzo Settore (questo articolo)
Conclusione della serie: questa serie di 5 articoli copre gli aspetti fiscali fondamentali di un'APS nel 2026. Se la vostra associazione implementa anche solo il 50% dei consigli, avrete:
- €3.000-7.000 aggiuntivi l'anno da 5x1000
- 20% di donazioni in più (grazie a detrazioni comunicate)
- Risparmio di imposte dirette (tramite Art. 79 o 86)
- Zero rischio di sanzioni (grazie a Modello EAS in regola)
- IVA corretta (senza retassazioni future)
Valore annuale totale: €5.000-12.000 di aumento netto di flusso + serenità amministrativa.
